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Rifiuti, Romoli: «Il nostro no a nuove discariche è netto»

Rifiuti, Romoli: «Il nostro no a nuove discariche è netto»

Piano provinciale di gestione rifiuti. Sindaci e amministratori a confronto ieri in Provincia per il primo incontro tecnico sullo stato di avanzamento del procedimento di Vas (valutazione ambientale strategica) propedeutico alla costruzione del Piano da sottoporre poi alla Regione. Uno strumento di pianificazione necessario per regolamentare l’installazione di nuovi impianti e tutelare il territorio. Anche se, visto l’esigua partecipazione - meno della metà dei Comuni presenti -, l’invasione di rifiuti nella Tuscia per molte amministrazioni sembrerebbe non costituire una problematica degna delle loro attenzioni. Viterbo era presente con l’assessore all’Ambiente Giancarlo Martinengo. Nell’incontro in particolare sono state condivise le osservazioni pervenute al documento di scoping trasmesso dalla Regione, nell’ambito del procedimento di Vas. E le indicazioni proposte dall’ente di via Saffi in merito alle zone idonee o meno a ospitare nuovi impianti e all’ampliamento dei vincoli di distanza: passando da mille a 3mila metri in presenza di edifici sensibili quali scuole, ospedali, centri turistici e impianti sportivi, oltre all’inserimento di una fascia di rispetto di 300 metri da aree agricole di particolare pregio. A illustrare il rapporto preliminare dal punto di vista tecnico, il referente dello Studio Opera incaricato dalla Provincia.

Prettamente politico e teso a tutelare le esigenze del territorio, l’intervento del presidente Alessandro Romoli.

«Il nostro no a nuove discariche è chiaro. La Tuscia è già autonoma dal punto di vista della gestione dei rifiuti e deve essere salvaguardata nella sua vocazione agricola, turistica, archeologica e culturale. Difendere la nostra terra è un dovere della Provincia e dei sessanta comuni che ne fanno parte». Ha quindi sottolineato come l’incontro con i sindaci e le amministrazioni comunali rappresenti «un passaggio concreto e necessario nel percorso di Valutazione ambientale strategica del Piano provinciale di gestione dei rifiuti».

Con il rapporto preliminare «si avvia formalmente la procedura prevista dalla normativa nazionale e regionale e si definisce il perimetro entro cui si muoverà il Piano, dal punto di vista ambientale e territoriale. È un passaggio fondamentale per arrivare a uno strumento tecnico solido, costruito su dati aggiornati e su valutazioni puntuali». Romoli ha quindi ribadito la volontà di dare al territorio un Piano coerente con quello regionale e capace di rispondere alle esigenze dei Comuni. «Il tema dei rifiuti incide sulla qualità della vita delle comunità e sulle prospettive di sviluppo del territorio, per questo serve un lavoro condiviso e fondato su basi tecniche chiare». Importante, inoltre, per il presidente che il Piano nasca dall’ascolto dei territori. «Le osservazioni pervenute al documento di scoping e i contributi dei Comuni saranno parte integrante del percorso, insieme ai pareri degli enti competenti. Ora attendiamo la conclusione della fase istruttoria e l’acquisizione dei documenti previsti dalla procedura, per poi procedere con gli atti di nostra competenza. Lo faremo forti dei dati tecnici e di una volontà politica chiara, nel rispetto del territorio e delle comunità che lo vivono ogni giorno». Il tavolo ieri è stato presieduto dal consigliere provinciale, con delega all’ambiente, Ermanno Nicolai. «Questo incontro, insieme a quelli che seguiranno, rappresenta la dimostrazione concreta della nostra visione della Provincia come Casa dei Comuni. Un luogo in cui gli indirizzi del consiglio vengono condivisi prima con i sindaci e successivamente con gli eventuali portatori di interesse, così da costruire un Piano realmente aderente alle esigenze del territorio. Uno strumento di pianificazione che sia il risultato di un lavoro condiviso, costruito sulle specificità della Tuscia e calibrato sulle caratteristiche del sistema locale, Un Piano cucito sulle esigenze dei nostri Comuni». Nicolai ha concluso auspicando che «anche le altre Province possano sviluppare percorsi analoghi, affinché il Piano regionale di gestione dei rifiuti possa fondarsi su dati certi e su scelte maturate a livello territoriale».

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