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«Noccioleti, vietare il diserbo per salvare le falde»

«Noccioleti, vietare il diserbo per salvare le falde»

CORCHIANO - «Il ritiro del principale studio mondiale sull’innocuità del glifosato smaschera anni di manipolazioni. Ora il rischio per le preziose riserve idriche profonde non può più essere ignorato.

Il castello di carta costruito per proteggere il glifosato è ufficialmente crollato». Lo dice il consigliere comunale di Corchiano, Bengasi Battisti, a proposito del ritito (retraction) dello studio Williams et al. (2000) da parte della rivista scientifica Regulatory Toxicology and Pharmacology. Ritiro rispetto al quale «la narrazione sulla sicurezza assoluta del diserbante più usato al mondo subisce un arresto definitivo» dice il consigliere.

Bengasi Battisti osserva che: «Per 25 anni, questo documento è stato lo scudo “scientifico” usato per rassicurare governi e cittadini, ma oggi l0indagine accademica conferma una realtà inquietante: lo studio era inquinato da gravi conflitti d’interesse e ghostwriting industriale. Questo terremoto scientifico ha ripercussioni immediate e pesantissime su un settore agricolo strategico e delicato: la corilicoltura intensiva».

Il consigliere sottolinea che «il problema del diserbo nei noccioleti non è solo una questione di chimica superficiale La vera minaccia è ciò che accade nel sottosuolo».

I noccioleti sorgono spesso sopra bacini idrici caratterizzati da una fitta rete di pozzi artesiani. Queste strutture, essenziali per l'agricoltura, creano una connessione diretta e senza filtri tra la superficie e le falde acquifere profonde.

«Se lo studio che garantiva la “non pericolosità” del glifosato è stato ritirato perché manipolato dall’azienda produttrice - dice Bengasi Battisti - l’uso di questa sostanza sopra queste “autostrade verticali” diventa un azzardo inaccettabile per la salute pubblica.

Il principio attivo e i suoi metaboliti, trascinati dalle piogge, possono bypassare i naturali strati filtranti del terreno, infiltrandosi direttamente nelle riserve idriche che alimentano acquedotti e abitazioni private. Finché lo studio del 2000 è rimasto in vigore, le autorità hanno potuto ignorare i significativi segnali d'allarme, definendo il glifosato come “sicuro se usato correttamente”. Oggi, quella base scientifica è dichiarata nulla».

Pertanto il consigliere rimarca che «la sicurezza non è mai stata provata e i dati sulla tossicità cronica erano stati "confezionati" per evitare restrizioni commerciali . In presenza di pozzi artesiani e corsi d'acqua limitrofi, il rischio di contaminazione è concreto, attuale e privo di una soglia di sicurezza credibile». Per Bengasi Battisti quindi la « scelta obbligata diventa il divieto»

«Alla luce di queste rivelazioni - dice - la politica non può più restare a guardare. Nelle aree vocate ai noccioleti, dove la vulnerabilità idrogeologica è massima, il divieto del diserbo chimico non è più una proposta radicale, ma una misura di sicurezza nazionale. La protezione dell’acqua che beviamo, difesa dai pozzi che la estraggono dalle viscere della terra, deve valere più della comodità di un trattamento chimico oggi privo di ogni credibilità scientifica. La gestione dei noccioleti deve evolvere verso lo sfalcio meccanico e l’inerbimento: solo così - conclude - potremo garantire che il “frutto d’oro” della nostra terra non diventi il veleno delle nostre falde».

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