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20 Gennaio 2026 - 00:08
Due anni dopo il primo presidio torna la protesta permanente degli agricoltori della Tuscia al casello di Orte. Una trentina di imprenditori agricoli, ieri mattina, hanno iniziato a posizionarsi alla rotonda di fronte l’accesso all’autostrada A1 a Orte. «Rispetto a due anni fa – dice Tonino Monfeli, leader del movimento ConCa e tra i fautori e organizzatori del presidio di Orte – siamo circa 30 agricoltori all’inizio del presidio, nel 2024 eravamo 12. Tanti, però, arriveranno già da domani (oggi, ndr) e nei prossimi giorni. Siamo in contatto con centinaia di colleghi di Roma e altre zone a noi vicine che ci hanno confermato le intenzioni di andare avanti per trovare soluzioni condivise a uno stato di degrado dell’economia agricola». Tante le motivazioni della protesta che, ormai da anni, vede anche gli agricoltori della Tuscia in prima linea. «Ci sono circa 6 milioni di nuovi poveri – aggiunge Monfeli – in Italia, ma credo anche di più. Noi vogliamo sensibilizzare le persone a votare, la prossima volta, qualcuno del popolo, il 60% degli Italiani che non si esprime». Per Monfeli «viene violato l’articolo 3 della Costituzione perché la politica deve farsi carico delle differenze economiche e sociali nazionali, hanno chiuso tutte le vere industrie, è rimasta solo l’agricoltura e stanno liquidando anche quella. Chiudono 37 mila aziende agricole all’anno, sono dati Istat, in 10 anni spariremo e rimarranno pochi colossi che faranno un cibo processato e pericoloso per la salute delle persone». Da qui il manifesto del presidio 2026 a Orte degli agricoltori della Tuscia: «Siamo qui – dice ancora Monfeli – per difendere la sopravvivenza dei nostri colleghi e la salute di tutti i cittadini che devono mangiare cose sane: in America sono tutti in sovrappeso per il cibo spazzatura, noi dobbiamo mangiare ciò che ci hanno tramandato i nostri antenati, la nostra cultura del mangiare. Ormai i nostri prodotti sono miscelati con i prodotti che vengono dall’altra parte del mondo, inquinati da fitofarmaci da noi vietati e prodotti anche da minorenni e persone senza regole come da noi». Monfeli, poi, chiarisce la triste realtà.
«Un pool di avvocati possono farti pignorare il conto corrente, non serve neanche il giudice, hanno fatto una regola che permette questo: se non si riesce a pagare una stupidaggine ci bloccano. Stiamo avviandoci verso la povertà per tutti. Noi l’abbiamo capito da tempo e tanti, invece, non l’hanno ancora compreso: la nostra è una battaglia sociale ma la bassa affluenza dimostra che in tanti ancora sono all’oscuro dei veri rischi che si corrono».
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