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19 Gennaio 2026 - 15:08
CIVITAVECCHIA – Un incontro pubblico che assume i contorni di una vera chiamata alla responsabilità. È quello organizzato per il 14 marzo prossimo, all’aula Pucci, dalla Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia e dall’amministrazione comunale, insieme a due voci autorevoli del mondo dell’economia e del lavoro come Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, e Marco Bentivogli, sindacalista ed esperto di politiche industriali e innovazione, con il vescovo Gianrico Ruzza che sposa la posizione del sindaco Marco Piendibene, messa nero su bianco con l’ultima lettera inviata dal primo cittadino al Governo.
Il nodo è noto: il destino della centrale Enel di Torrevaldaliga Nord, oggi sospesa in una zona grigia dopo la scadenza della convenzione lo scorso 31 dicembre e la volontà del Governo di mantenerla come “riserva fredda” pur senza un’indicazione chiara. Un limbo che, come denuncia il primo cittadino nella lettera inviata l’8 gennaio alla presidente del Consiglio e all’esecutivo, sta paralizzando investimenti, programmazione e mettendo seriamente a rischio la tenuta occupazionale di centinaia di famiglie.
Il vescovo Ruzza non usa mezzi termini: Civitavecchia deve essere protagonista di un nuovo paradigma industriale, non terreno di decisioni calate dall’alto. «Non possiamo aspettare inerti che altri scelgano per noi, con tempi e logiche lontane dal territorio», è il senso del suo intervento, che richiama la necessità di un confronto vero, capace di tenere insieme lavoro, sviluppo e tutela della salute.
«È necessario un confronto programmatico – ha infatti dichiarato in un’intervista ad “Avvenire” – che metta al primo posto la salvaguardia del lavoro e lo sviluppo del territorio, chiamato ad essere protagonista di un nuovo paradigma industriale per dare la giusta dignità a un’area che ha già pagato un prezzo elevatissimo in termini ambientali e di salute».
Una posizione che trova sintonia con sindacati, imprenditori e realtà produttive locali, tutte concordi nel ritenere insostenibile il protrarsi dell’incertezza. E il 14 marzo sarà l’occasione per avviare sì una profonda riflessione, ma anche per mettere in campo un passaggio civile e politico importante, chiedendo risposte che siano concrete ed immediate.
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