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05 Febbraio 2026 - 15:08
CIVITAVECCHIA – «Gentilissimi,
Ho letto la vostra notizia (pubblicata on line oggi 5/2/2026) riguardo alle carenze strutturali del Liceo Guglielmotti, sede di Via dell'Immacolata.
Ho iniziato il Liceo Classico nell'anno scolastico 1983-84. In quel tempo il Liceo non aveva una sede, le 3 sezioni ruotavano su sedi provvisorie:
4a ginnasio fatta in via Annovazzi, nei locali di un ex magazzino di frutta (attualmente è un'attività commerciale);
5a ginnasio e 1a liceo dentro i prefabbricati che erano stati usati in precedenza dal Liceo Scientifico, in via Antonini (ora abbandonati);
2a liceo nei prefabbricati di via Paolo Antonini smontati da zone terremotate e riacquistati dal Comune per garantire le nostre lezioni (abbandonati anch'essi).
E finalmente l'ultimo anno scolastico - 1987-88 - nella sede nuova di via dell'Immacolata. Ci sembrava un sogno: finalmente una scuola vera, con aule degne di questo nome, riscaldamento, biblioteca, palestra vera tutta nostra, cortile per parcheggiare i motorini e fare l'intervallo all'aperto.
Per godere del diritto allo studio in una scuola vera abbiamo scioperato, abbiamo lottato, siamo andati alla posa della prima pietra sotto la pioggia...Potete quindi immaginare la mia tristezza nel leggere dei problemi strutturali di un edificio tanto desiderato. Possibile che niente sia cambiato? Sono passati quasi 40 anni dall'inaugurazione, per un edificio in fondo non sono tanti anni, se solo si fosse fatta l'adeguata manutenzione nel corso degli anni. Perché assicurare una scuola vera ai ragazzi - che saranno il nostro futuro - sembra un'impresa così difficile? Perché non manutere un edificio che è costato tanto e che potrebbe garantire conoscenza e sicurezza ai nostri ragazzi?
Nel corso degli anni, nell'amministrazione comunale si sono avvicendate tante persone, alcune delle quali hanno studiato in quell'edificio, alcune hanno insegnato in quell'edificio. Possibile che nessuno si sia sentito responsabile della sua manutenzione? Un amministratore dovrebbe sentirsi tale già solo per il ruolo che ricopre, ma immagino che una persona che in quell'edificio ci ha vissuto dovrebbe tenerci ancora di più.
Spero che si riesca a trovare una soluzione: la cultura rendo liberi, aiuta a crescere, aiuta a formare la società civile. Garantiamo un futuro in sicurezza ai ragazzi che scelgono questo percorso formativo e a chi in quei luoghi ci lavora. Vi ringrazio per l'attenzione che vorrete darmi».
Miriam Valentini
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