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03 Giugno 2025 - 18:08
Billy Bis
CIVITAVECCHIA – Avete presente la cultura woke? Quella che in America ha fatto perdere le elezioni ai Democratici, che piaccia o no. E, come spesso accade, le versioni più goffe, più caricaturali, trovano rifugio nelle province, nei sottoscala della provincia italiana. A Civitavecchia, per esempio.
La versione burina, s’intende, ha trovato casa a Palazzo Del Pincio. Non un covo di intellettuali, ma un calderone di faide familiari, di chiacchiere da bar elevate a convinzioni incrollabili, a fari che dovrebbero ispirare le azioni di un governo cittadino.
E qui viene il bello, o il grottesco. A Raul Di Gennaro, mica uno qualunque: il fondatore della SNC di Civitavecchia, figura di spicco degli anni ’70 e ’80 – frequentata, si badi bene, da tutti i giovani di quella generazione – viene negata l’intitolazione di una via. Perché? La domanda sorge spontanea, e la risposta è ancora più sconcertante: perché 40 anni prima aveva combattuto ad El Alamein?
Ah, El Alamein! Quel posto dove, si vocifera, si guadagnavano le medaglie al valor militare (la sua fu d’argento) per aver fatto… beh, per aver fatto qualcosa che evidentemente oggi è un titolo di demerito.
Si vede che le battaglie di un tempo non vanno più di moda o forse disturbano i lunghi sonni in corso al Pincio.
Siamo alle solite, si dirà, revisionismo, antifascismo da quattro soldi, faide familiari, memorie ignoranti e distorte.
Come per la statua del bacio che esiliata da Piendibene ha trovato rifugio a Santa Marinella. La motivazione? Il marinaio e la sua compagna occasionale erano “amerikani” che qui si scrive con la kappa come ai tempi del Vietnam.
Amerikani e assassini per aver bombardato Civitavecchia in camicia nera nel ’43.
E’ cosí che il Minculpop che un anno fa ha trovato casa a Palazzo del Pincio prova, ostinatamente, tassello dopo tassello, dopo aver perso il filo logico e il senso del ridicolo, a riscrivere la storia con l’inchiostro di un odio che non tramonta mai.
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