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L'ANALISI

Referendum, Carminelli: «Un segnale di cambiamento anche a Tolfa»

La riflessione della consigliera d'opposizione e segretaria del Pd: "Vittoria del Sì nel comune, ma il margine ridotto e l’avanzata del No indicano crepe nel consenso storico e una nuova fase politica, tra partecipazione giovanile e malcontento diffuso"

Sharon Carminelli: «In Italia ha vinto la  democrazia.  A Tolfa il vento sta cambiando»

«C’è un giorno in cui la politica smette di essere rumore di fondo e torna ad assomigliare a ciò che dovrebbe essere: partecipazione, scelta, responsabilità».

Per la consigliera comunale di opposizione e segretaria del Partito Democratico, Sharon Carminelli, quel giorno è arrivato con l’ultimo appuntamento elettorale. «È successa una cosa bella: la democrazia», afferma.

Il riferimento è all’esito nazionale del referendum, che ha visto prevalere il No. Una lettura politica che, secondo Carminelli, assume un valore simbolico: «La Costituzione, vecchia signora con la schiena dritta, è rimasta seduta al suo posto senza farsi riscrivere da chi la voleva cambiare a colpi di maggioranza».

Se a livello nazionale il risultato appare netto nella sua interpretazione politica, è nei territori che emergono le sfumature più interessanti. «A Tolfa, il referendum si è chiuso con 1.254 voti per il Sì e 1.094 per il No. Numeri che raccontano una comunità divisa, ma che – secondo l’analisi della stessa Carminelli – segnano anche un possibile cambio di fase dopo decenni di equilibrio politico consolidato. Dopo quasi trent’anni, anche qui si inizia a respirare, pian piano, una leggera brezza di libertà».

Non manca una sottolineatura polemica dal respiro nazionale: «Ciao Giorgia», a rimarcare il significato politico attribuito al risultato.

Al di là dei numeri, la consigliera pone l’accento sulla partecipazione, in particolare quella delle nuove generazioni: «Quei ragazzi che secondo molti passano la vita solo a scorrere schermi hanno fatto scorrere treni, autobus, notti intere pur di votare». Un’immagine che ribalta la narrazione spesso superficiale sui giovani e restituisce il senso di un impegno concreto: «Loro hanno trasformato il viaggio in un diritto, la distanza in presenza. Mentre qualcuno metteva ostacoli, loro facevano chilometri».

Se formalmente a Tolfa ha vinto il Sì, è il «come» ad aprire la riflessione politica più significativa secondo la Carminelli. «Uno scarto di circa 150 voti dopo trent’anni di governo locale non viene letto come una vittoria piena, ma come un segnale. È un avviso».

Il dato dei seggi rafforza questa interpretazione: «Seggio 1: +37 voti per il Sì Seggio 2: +20 Seggio 4: +34 Seggio 3: vittoria del No con +38 voti: senza il contributo decisivo della frazione, il margine si sarebbe ridotto drasticamente, fino a poche decine di voti. Quando inizi a dipendere da un solo pezzo di territorio, vuol dire che il resto ti sta scappando di mano. Da anni Tolfa è usata come vetrina: feste di partito, leader nazionali, applausi, foto. Tutto Bellissimo, ma poi ci sono i disagi quotidiani che i tolfetani vivono nel paese. C’è chi non arriva a fine mese. C’è chi ancora aspetta di avere la casa popolare. C’è chi deve tener semichiusa la propria attività commerciale a causa dell’incompetenza. E lì i numeri cominciano a cambiare, a parlare un’altra lingua. A piccoli passi, senza grandi mobilitazioni, ma stando tra la gente (per davvero però) senza pacche sulle spalle e telefonate. I 1.094 No sono un dato politico significativo: «non una rottura definitiva, ma un segnale crescente. Non è uno strappo totale, ma è il segnale di un sistema che oggi mostra qualche crepa e le crepe non vanno sottovalutate, perché prima o poi generano crolli irreparabili».


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