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Porto storico, le associazioni si appellano al Comune

Porto storico, le associazioni si appellano al Comune

CIVITAVECCHIA – A pochi giorni dall’avvio della Conferenza dei servizi – in programma il 28 gennaio prossimo - chiamata a decidere il futuro del porto storico e l’assegnazione della concessione per il nuovo Marina Yachting, quattro storiche realtà associative che operano all’interno dello scalo e della darsena romana hanno formalizzato le proprie preoccupazioni al Comune.

Il 22 dicembre scorso Circolo Nautico Civitavecchia, Amici della Darsena Romana, Club Nautico Tirreno e Pianeta Mare hanno presentato un’istanza indirizzata al sindaco Marco Piendibene e al delegato al diporto Etilio Roberto Arcadi, chiedendo che le scelte sullo sviluppo del porto tengano conto delle attività sociali, sportive e di volontariato che da decenni ne costituiscono una componente strutturale.

Nel documento, le associazioni ricordano che il porto storico non è soltanto uno spazio infrastrutturale, ma un luogo vissuto quotidianamente dalla cittadinanza, dove “le attività marinaresche e il profondo legame con il porto rappresentano da sempre una componente essenziale dell’identità della città”. Da qui l’invito a governare i processi di trasformazione senza snaturare una realtà che, proprio per la sua autenticità, costituisce anche un valore aggiunto sotto il profilo turistico.

Le associazioni non mettono in discussione gli interventi di riqualificazione in corso o programmati, purché questi siano in grado di produrre benefici “nella misura in cui il Porto Storico continui a preservare la propria genuinità e la sua anima originaria, consentendo alla cittadinanza di continuare a viverlo e ad animarlo, preservando e valorizzando il diporto locale”.

Ampio spazio è dedicato al ruolo del volontariato legato al mare, che a Civitavecchia coinvolge un numero elevatissimo di diportisti. “Molti diportisti mettono a disposizione le loro strutture, le loro imbarcazioni e il loro tempo al servizio della comunità”, si legge nell’istanza, attraverso attività svolte “quotidianamente, con costanza e a titolo esclusivamente di volontariato” a supporto di Asl, centri diurni, comunità di recupero e scuole. Vengono richiamate, nel dettaglio, le attività di velaterapia, i progetti di inclusione sociale e scolastica, le iniziative ambientali e sportive, fino a programmi ormai consolidati come il Dragon Boat per donne operate al seno. Un insieme di servizi che, sottolineano i firmatari, ha anche un rilevante impatto economico sul territorio, “sgravando le amministrazioni locali nell’impiego di risorse umane ed economiche che vengono puntualmente sostenute dai volontari”.

Il timore espresso è che una riorganizzazione del porto orientata esclusivamente a logiche di mercato possa compromettere la continuità di questo sistema. “Disperdere questo patrimonio di solidarietà danneggerebbe in primo luogo tante persone che vivono situazioni di disagio e di difficoltà”, oltre a privare le giovani generazioni di un importante valore educativo e formativo.

Da qui la richiesta finale al Comune: farsi promotore, nelle sedi decisionali, “degli interessi della comunità”, affinché ogni scelta di sviluppo assuma come prioritaria “la salvaguardia dell’identità cittadina e la tutela di questa consolidata realtà associativa e collettiva”, garantendo la piena operatività delle attività sociali secondo le modalità finora adottate. L’istanza chiede inoltre che il documento venga formalmente inserito tra le osservazioni da sottoporre alla prossima Conferenza dei servizi.

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