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17 Febbraio 2026 - 12:08
CIVITAVECCHIA – «L’assessora Tinti sta lavorando in sinergia con Area Metropolitana e istituzioni scolastiche per costruire una soluzione che tenga insieme tutte le esigenze, nel rispetto delle disposizioni contenute nella circolare dell’USR Lazio e in quella della Città Metropolitana, che richiamano alla necessità di non superare la capienza degli edifici e di ottimizzare gli spazi prima di richiedere aule aggiuntive». Il gruppo consiliare di Avs interviene alla luce del caso scoppiato al Guglielmotti, con le iscrizioni in esubero e la carenza strutturale di spazi; una situazione che ha portato l’istituto a dover respingere già le richieste arrivate dalle famiglie di Cerveteri, Ladispoli, Roma, Montalto di Castro e Tarquinia, e ipotizzare un sorteggio per gli altri studenti che hanno deciso di iscriversi al Liceo delle Scienze Umane e a quello con indirizzo economico-sociale.
«Quelle indicazioni vanno rispettate. Ma non possiamo limitarci a una lettura puramente amministrativa – hanno aggiunto da Avs – siamo contrari a una gestione che si traduca nella compressione dell’offerta formativa o nella riduzione della libertà di scelta per studentesse e studenti. Le circolari invitano a non avanzare richieste generiche di nuovi spazi e a contenere le iscrizioni entro la ricettività esistente, ma la scuola non è un bilancio da pareggiare: è il luogo in cui si esercita un diritto costituzionale. Per questo riteniamo necessario valutare, come già avvenuto negli anni passati, una deroga motivata e condivisa, laddove vi siano le condizioni tecniche e organizzative per farlo, al fine di garantire il diritto allo studio e la possibilità di scegliere il proprio indirizzo».
Secondo Avs, infatti, «c’è una retorica stanca che divide il mondo tra chi “produce” e chi “sogna”, come se le discipline umanistiche fossero un lusso e non una scelta politica. Sostenere chi sceglie filosofia, storia dell’arte, lettere, pedagogia non è indulgenza – hanno ribadito i consiglieri di Avs - è investimento civile. Le città senza pensiero diventano traffico e rumore. Le scuole senza immaginazione diventano addestramento. Noi continuiamo a credere in una scuola che vada al passo del più lento e non lasci indietro nessuno. Non la scuola industria, non la scuola fabbrica. La scuola è il luogo che questa società ha deciso che i nostri figli e le nostre figlie abitino senza di noi. È una responsabilità collettiva. Per questo, pur nel rispetto delle regole e della sostenibilità degli spazi, chiediamo che si lavori per una soluzione avanzata, anche attraverso una deroga mirata, affinché nessun ragazzo o ragazza veda restringersi il proprio orizzonte formativo per una questione meramente numerica. Un territorio che investe nelle discipline umanistiche – hanno concluso – investe nella propria coscienza. E di coscienza, oggi, abbiamo un bisogno urgente».
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