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08 Gennaio 2026 - 12:08
Settecento panchine, una carriera costruita passo dopo passo, tra sacrifici, passione e imprese destinate a rimanere nella memoria del calcio dilettantistico. Mister Paolo Caputo ha raggiunto il prestigioso traguardo delle 700 presenze da allenatore, celebrato dall’ufficio stampa del Tarquinia, club che oggi guida nel campionato di Promozione, attraverso una lunga e approfondita intervista nella quale il tecnico ha ripercorso i momenti più significativi della sua storia sportiva.
Tra le tante partite vissute, Caputo individua senza esitazioni quella che, dal punto di vista tecnico e tattico, rappresenta il vertice della sua carriera:
«Allenavo l’Ostia Mare in Serie D perché l’anno precedente ero stato chiamato a Ostia e avevamo vinto il campionato di Eccellenza con quattro o cinque giornate di anticipo. Dopo diversi anni riportai io l’Ostia Mare in Serie D. L’inizio di quel campionato, però, fu molto difficile: nelle prime sette partite conquistammo solo tre punti, frutto di tre pareggi, e per questo fui esonerato. Dopo una sola partita, però, la società decise di richiamarmi».
Il ritorno in panchina coincise con una sfida diventata simbolo:
"La gara del mio ritorno fu Casertana-Ostia Mare, a Caserta. La Casertana era una squadra fortissima, che a fine stagione avrebbe vinto i playoff di Serie D conquistando la promozione in Serie C. Preparai quella partita con una rabbia e una determinazione incredibili. Andammo subito in vantaggio, poi sul 2-0 colpimmo anche un palo e una traversa e sprecammo un paio di occasioni clamorose. Alla fine loro accorciarono le distanze, ma vincemmo 2-1. Da quella vittoria partì una rincorsa straordinaria che ci portò fino ai playoff."
Tra i ricordi più intensi della sua carriera emerge anche una rimonta entrata nella storia:
«Potrei raccontare dell’Eccellenza vinta, ma preferisco parlarti del mio primo anno da allenatore in Promozione a Tolfa. Giocavamo in casa contro il Canepina e dopo pochi minuti perdevamo 2-0. Rimanemmo prima in dieci e poi in nove uomini. A quel punto buttai tutto sull’orgoglio e dissi ai ragazzi che non ci interessava più il punteggio. Il risultato fu incredibile: prima il 2-1, poi il 2-2 e, al novantesimo, su una punizione a nostro favore, realizzammo uno schema che provavamo spesso in allenamento e segnammo il gol del 3-2. Fu una partita clamorosa, conclusa con un vero capolavoro su palla inattiva».
Fondamentale per la sua crescita professionale è stata l’esperienza alla Civitavecchiese:
«Il mio primo anno in Eccellenza fu quello in cui fui chiamato alla Civitavecchiese. A dicembre eravamo ultimi in classifica, poi incredibilmente arrivammo secondi, disputammo i play-off e conquistammo la Serie D davanti a uno stadio pieno. Mi sono detto: sono partito dalla Terza Categoria e, nel giro di quattro anni, mi ritrovo in Serie D’. La cosa più bella è stata che eravamo tutti di Civitavecchia: una storia davvero da scrivere in un libro».
Nel corso della sua lunga carriera Paolo Caputo ha allenato Santa Marinella e Tolfa nei settori giovanili, gli Juniores di San Pio e Gedila, quindi le prime squadre di Campo dell’Oro, San Quirico di Sorano, Tolfa, Civitavecchiese, Fregene, Anzio, Ostia Mare, Compagnia Portuale, Civitavecchia, Cerveteri, Borgo Palidoro e Tarquinia, attraversando tutte le categorie dilettantistiche fino alla Serie D.
Settecento panchine dopo, Paolo Caputo continua ad allenare con la stessa passione di sempre, dimostrando che oltre i risultati restano le imprese, le persone e il valore di un percorso costruito giorno dopo giorno.
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