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Riserva fredda, Angeloni: «Non un cimitero industriale ma un asset della sicurezza nazionale. Ora è il Governo l’interlocutore principale, quel vincolo dello Stato che diventa debito verso la città»

Riserva fredda, Angeloni: «Non un cimitero industriale ma un asset della sicurezza nazionale. Ora è il Governo l’interlocutore principale, quel vincolo dello Stato che diventa debito verso la città»

di Fabio Angeloni
CIVITAVECCHIA – Il 1° gennaio 2026 segna ufficialmente per Civitavecchia la fine dell’era del carbone "produttivo". La centrale di Torre Valdaliga Nord (TVN) entra in "Riserva Fredda", ma l’informativa del ministro Pichetto Fratin ha introdotto un elemento di profonda incertezza. Se per il Governo questa è una misura di sicurezza energetica nazionale, per il territorio di Civitavecchia rappresenta un vincolo che rischia di paralizzare la transizione.
Se l'Italia ha bisogno di Civitavecchia per non restare al buio, l'Italia deve pagare il disturbo.
In questo scenario, l’amministrazione guidata dal sindaco Marco Piendibene ha delineato una strategia di "bilancio" imbullonata su un realismo contabile necessario, ma che deve farsi ferocemente battagliero.
Già, perché di bulloni si tratta. Il Nodo Fiscale risiede nell’eredità degli "imbullonati" (L. 208/2015), che ha escluso turbine e caldaie dal calcolo della rendita catastale. La veste della convenzione che fu con Enel è senz’altro giuridicamente più larga, ma la storia che raccontano i numeri è questa, e i numeri non mentono mai: per anni, la perdita di gettito Imu è stata compensata da una convenzione Enel da 6 milioni di euro annui.
Oggi, con lo spegnimento dei gruppi, Enel considera quel ristoro non più dovuto. Il risultato è un paradosso: l’impianto resta fisicamente presente, gli imbullonati restano al loro posto, un "corpo morto" che la legge non consente di considerare tale. Se lo consentisse, quei sei milioni tornerebbero al Comune come Imu. Invece, per evitare il dissesto, il Comune è stato costretto a una manovra di emergenza, portando l’addizionale Irpef allo 0,8%, chiedendo un sacrificio straordinario ai cittadini, anche ai più poveri, per coprire il vuoto lasciato dal colosso energetico.
La richiesta di Enel di 60 milioni di euro annui per mantenere Tvn in regime di "Riserva Fredda" cambia radicalmente la natura del confronto tra Stato, Azienda e Territorio: è la prova certificata che il sito continua a produrre valore. Non produce più elettroni da carbone, ma produce un servizio di "Sicurezza Strategica Nazionale".
Quindi l’interlocutore principale non è più l’Enel, ma il Governo

La "Riserva Fredda", congelando 100 ettari, impedisce l'avvio immediato dei progetti di riconversione. Il fatto che dall’alto camino non escano più fumi non può servire da alibi sulla natura "morta" del sito. Per chi amministra la cosa pubblica, questa cifra non è un mero rimborso spese: la convenzione deve evolversi in un Canone di Occupazione e Disponibilità Strategica.
La quota "Territorio" nei 60 milioni: Il 15% della Sicurezza Nazionale
Nella scomposizione dei 60 milioni richiesti, il Comune deve rivendicare una quota fissa minima di 9 milioni di euro (il 15%). Questa somma è la remunerazione del fattore "Suolo". Se Enel incassa per la disponibilità dei suoi macchinari, il Comune deve incassare per la disponibilità della sua area. Quei 9 milioni rappresentano la copertura del Costo Opportunità: la differenza tra il gettito fiscale dei nuovi investitori (Logistica, Eolico, Idrogeno) e il vuoto pneumatico generato dal vincolo ministeriale. È un indennizzo per il "tempo rubato" allo sviluppo, per l’IMU, i Diritti di Costruzione e la TARI che il Comune si vede congelati.
Il Contributo per la "Dismissione programmata e sostenibile"
Deve entrare nel pacchetto governativo il Fondo per l'Efficientamento dello Sgombero. La futura demolizione della Centrale è un incubo ambientale. Smontarla sarà peggio che costruirla; l’origine del contributo Enel fu proprio la compensazione dei disagi per la costruzione di TVN, e altrettanto deve valere per la sua rimozione. Parliamo di Bonifica selettiva preventiva: interventi sulle aree non strategiche per la riserva, rendendo il sito "pronto all'uso" per i nuovi player già dal 2027 e realizzando infrastrutture per il trasporto dei materiali via mare, liberando la città dai mezzi pesanti.
La nuova veste del contributo: Il "Canone di Transizione Attiva"
Dobbiamo abbandonare il linguaggio dei "ristori" per quello dei Canoni di Transizione. La nuova veste giuridica deve basarsi sulla "Vigenza dell'Asset". Se lo Stato dichiara TVN "riserva strategica", ne conferma la funzione industriale:
• Ritorno IRPEF: Questo gettito "da riserva" permetterà di abbassare l'IRPEF allo 0,6% già nel 2027, restituendo ossigeno ai cittadini.
• IMU: Se l'impianto è remunerato, è fruttifero. La rendita deve restare al massimo livello.
• TARI: Il contributo deve coprire l'intero ciclo dei servizi territoriali di un'area che, seppur ferma, pesa sulla collettività.
Il territorio non è un fondale inerte ma un attore della sovranità. I 60 milioni non devono tamponare il bilancio di Enel, ma finanziare il ponte verso il futuro. La Riserva Fredda non deve essere il cimitero della città, ma il magazzino pagato della sua rinascita.

Fabio Angeloni
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