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Sicurezza urbana in città. A che punto siamo?

CIVITAVECCHIA – È ormai un tema ricorrente quello della sicurezza urbana. A Civitavecchia, come nella quasi totalità della città italiane. Non è solo una questione di numeri o statistiche: è la sensazione dei cittadini di poter vivere liberamente la città, in centro come nei quartieri, senza avere paura. Perché è la percezione a governare le nostre sensazioni ed emozioni. Nelle ultime settimane e nel periodo delle festività natalizie, episodi come la rissa a Piazza Leandra, l’aggressione subita dal titolare di una gelateria del centro città, la presenza di senzatetto - in vari casi molesti – pericolosi anche per la viabilità e altri episodi minori rimasti fuori dalle cronache locali, hanno prepotentemente riportato l’attenzione sul tema. L’indignazione dei cittadini è tanta, la presenza dell’argomento nell’agenda politica locale pare invece poca. Proviamo a fare un quadro oggettivo della situazione. Per prima cosa occorre comprendere che la sicurezza urbana non significa solo ridurre la criminalità in senso stretto. È una questione di qualità della vita e di decoro prima di tutto. Un quartiere può essere statisticamente sicuro, ma se strade e piazze sono trascurate, mal illuminate, poco o mal frequentate, l’impressione di insicurezza resta. Ambienti più curati, vivaci e ben illuminati, nella stragrande maggioranza dei casi, aiutano a prevenire comportamenti devianti e a rafforzare il senso di comunità. Investire nella prevenzione è fondamentale. Illuminazione pubblica efficiente, videosorveglianza intelligente - come iniziato dalla precedente Amministrazione - e presenza costante delle forze dell’ordine e della polizia locale riducono i rischi e migliorano la percezione di sicurezza. A tutto ciò devono però essere da supporto la manutenzione, i servizi pubblici accessibili e gli spazi di socialità: sono altrettanto essenziali. La progettazione urbana gioca dunque un ruolo chiave: strade ben illuminate, aree controllate e videosorvegliate e zone pedonali sicure portano maggiore aggregazione e favoriscono più “occhi” sulla strada, riducendo le probabilità di compiere atti illeciti. La polizia di prossimità, presente e visibile, contribuirebbe a prevenire situazioni di conflittualità o a raccogliere informazioni preziose, mentre i comitati di quartiere o le reti di controllo del vicinato (progetto anch’esso votato in Consiglio Comunale sempre nella precedente Amministrazione ma rimasto inattuato per motivi di tempo), rafforzerebbero il tessuto sociale, promuovendo una responsabilità condivisa. Coinvolgere i cittadini, dunque, responsabilizzandoli e facendoli parte attiva nel rendere ogni quartiere un luogo più sicuro e coeso. Civitavecchia si trova oggi a fronteggiare sempre più atti di microcriminalità, episodi sporadici ma significativi di aggressioni e comportamenti molesti, e situazioni di degrado urbano che incidono sulla vivibilità e sulla serenità delle persone. Garantire sicurezza significa in primis affrontare “di petto” le situazioni ma è poi necessario creare un equilibrio tra prevenzione e repressione anche attraverso tutti i canali sociali disponibili. Solo così la città può diventare davvero vivibile, resiliente e pronta ad affrontare le sfide del futuro. Sarebbe interessante sapere qual è la visione di questa Amministrazione e a che punto siamo.
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