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Le mance civitavecchiesi di don Bosco

CIVITAVECCHIA – Era domenica 21 febbraio 1858 quando il vapore “Aventino”, partito da Genova, dopo la tappa di Livorno, attraccava in porto a Civitavecchia alle 6 del mattino. Fra gli altri passeggeri, sbarcarono due sacerdoti: don Giovanni Bosco e don Michele Rua.

Erano diretti a Roma per incontrare il pontefice, allora sedeva sul trono di Pietro Pio IX. Dovevano implorare l’approvazione della loro congregazione, appena nata, tutta consacrata al bene dei giovani: la Pia Società di san Francesco di Sales, oggi conosciuta in tutto il Mondo come Congregazione Salesiana, nata ufficialmente il 18 dicembre 1859 a Torino. Nelle sue memorie, san Giovanni Bosco così rievocava quanto dovette subire durante le operazioni di sbarco nello scalo civitavecchiese: “il capitano fatti vidimare i passaporti, ci consegnò il permesso di sbarco; e qui cominciò la teoria delle mance: una lira ciascuna ai barcaioli. Mezza lira per il bagaglio (che portavamo noi), mezza lira alla dogana, mezza lira a chi ci invitava in vettura, mezza al facchino che sistemava i bagagli, due lire per il visto del passaporto, una lira e mezza al console pontificio. Non si faceva in tempo ad aprir bocca che subito bisognava pagare”. Dopo questo salasso, i due sacerdoti fecero la doverosa visita al delegato apostolico e poi don Bosco trovò il tempo di recarsi da un barbiere per radersi una barba lunga di dieci giorni. Nella bottega, don Bosco rimase colpito da uno strano oggetto: “Mi recai dal barbiere e tutto andò bene ma in bottega non riuscii distogliere lo sguardo da due corna sul tavolo. Erano lunghe circa un metro e ornate di anelli luccicanti e nastro. Pensavo fossero destinate a qualche uso particolare ma mi dissero che erano di giovenca che noi chiamiamo bue, poste là solo per ornamento”.

Prima di partire con la diligenza per Roma, i due religiosi ascoltarono la messa nella chiesa di Santa Maria, dove fu poi apposta una lapide a ricordo della visita del Santo (canonizzato il 1 aprile 1934).

Don Bosco si compiacque per la compostezza e devozione dei fedeli civitavecchiesi: “Ammirò il contegno di quelli che intervenivano e grandemente lo soddisfece il canto che ivi era eseguito. Le intonazioni erano regolari, le voci chiare d’accordo e sonore: l’insieme poi unito ad una musica semplice formava una tale armonia, che appagava la divozione”.

San Giovanni Bosco morì il 31 gennaio 1888 a 72 anni. I suoi sacerdoti arrivarono a Civitavecchia nel 1928, settant’anni dopo la sua visita. Furono preceduti dalle suore Figlie di Maria Ausiliatrice che si stabilirono in città nel 1898. Tanti giovani, fra cui lo scrivente, hanno frequentato in questi cento anni (mancano solo due anni al secolo) l’oratorio salesiano giocando e crescendo nello spirito di san Giovanni Bosco. Dobbiamo essere grati ai suoi religiosi per i valori e la fede che ci hanno trasmesso nella nostra adolescenza.

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