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Avs alza il muro: «Da fermare senza se e senza ma»

Avs alza il muro: «Da fermare senza se e senza ma»

CIVITAVECCHIA – Dentro la maggioranza che sostiene l’amministrazione Piendibene si apre una frattura politica netta sul biodigestore di Ambyenta Lazio. Alleanza Verdi Sinistra e Noi Progressisti, componente del Pd, alzano i toni e chiedono di fermare l’impianto “senza se e senza ma”, respingendo l’idea di una semplice mitigazione degli impatti dopo la sentenza del Consiglio di Stato.

Per AVS il biodigestore rappresenta «l’ennesimo obbrobrio ambientale» e una nuova servitù imposta a un territorio già duramente provato. I rischi denunciati riguardano la possibile contaminazione del digestato, le emissioni odorigene e l’impatto legato alle dimensioni dell’impianto e alla sua gestione privata. A pesare è anche il traffico: decine di camion carichi di rifiuti organici provenienti da Roma che attraverserebbero quotidianamente la città, con ricadute su viabilità, inquinamento e qualità della vita.

Una contrarietà che si intreccia con una scelta politica alternativa già avviata. Da oltre un anno, rivendicano il capogruppo Ismaele De Crescenzo e la consigliera Valentina Di Gennaro,«siamo impegnati nel progetto di un impianto di compostaggio aerobico pubblico, calibrato sulle reali esigenze del comprensorio. Il mega biodigestore privato sul nostro territorio uccide il nostro progetto pubblico, che avrebbe chiuso il ciclo dei rifiuti in modo virtuoso. È uno schiaffo insopportabile che deve determinare una reazione commisurata». Da qui la decisione di partecipare alla nascita del Comitato contro il megabiodigestore - con prima riunione domani alle 18 presso il Villaggio del Suono, in località Villaggio del Fanciullo - e di legare questa vertenza a quella, più ampia, sul destino della centrale di Tvn, trasformando il caso Civitavecchia in una questione nazionale.

Duro anche il gruppo Noi Progressisti del PD, che parla apertamente di città trattata come «terra di sacrificio». Dopo settant’anni di pressione industriale e l’eredità pesantissima della centrale a carbone, la conferma dell’autorizzazione a un biodigestore privato da 120 mila tonnellate viene definita «una notizia gravissima» e «una scelta inaccettabile». Una decisione che colpisce una comunità già segnata sul piano ambientale, sanitario e occupazionale, mentre resta irrisolto il futuro energetico e lavorativo del territorio. Nel mirino dei dem non c’è solo l’impianto, ma anche la linea dell’amministrazione comunale. Limitarsi a “rendere meno pesante l’impatto” viene giudicato politicamente debole e sbagliato. «Non si governa mitigando i danni – scrivono – ma opponendosi a ciò che è ingiusto e rivendicando un modello di sviluppo diverso». Il biodigestore, secondo Noi Progressisti, non risponde ad alcun bisogno locale, non è pubblico né inserito in una strategia ambientale condivisa, e rischia di compromettere definitivamente qualsiasi ambizione turistica e sostenibile.

Da qui l’appello a Città Metropolitana di Roma Capitale affinché esca dal silenzio e si schieri contro il progetto, e la richiesta di un cambio di passo immediato. Fino alla mobilitazione, se necessario. Perché, concludono entrambe le forze politiche, Civitavecchia merita giustizia ambientale e un futuro diverso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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