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21 Gennaio 2026 - 12:08
CIVITAVECCHIA – Nell’era post Covid, praticamente in tutte le notizie nazionali e locali che parlano di sviluppo e riforme, abbiamo familiarizzato con l’acronimo PNRR. Ma cos’è davvero, come nasce, come funziona e qual è lo stato dell’arte?
PNRR sta per Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ed è lo strumento con cui l’Italia utilizza i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea attraverso il programma Next Generation EU, nato nel 2020 per rispondere alla crisi economica e sociale provocata dalla pandemia. È un piano di investimenti anche per riforme strutturali, con lo scopo di modernizzare il Paese, avviando in primis una trasformazione digitale ed ecologica su cui l’Italia era in ritardo. Il governo lo ha presentato alla Commissione Europea nel 2021, ottenendo poi l’approvazione e l’impegno finanziario per oltre 190 miliardi di euro tra prestiti (122 miliardi) e contributi a fondo perduto (circa 69 miliardi). Il Piano si articola in sette grandi aree tematiche, dette Missioni, che raggruppano tutti gli interventi programmati: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; coesione e inclusione; la salute; repowerEU.
Ogni Missione prevede sia investimenti materiali, come la realizzazione di infrastrutture, sia riforme obbligatorie per sbloccare i fondi, come la digitalizzazione degli uffici pubblici, il potenziamento dell’efficienza energetica degli edifici o il rafforzamento della sanità di prossimità.
Gli obiettivi del PNRR sono quelli di aumentare la competitività dell’Italia, ridurre le emissioni, semplificare la burocrazia, sostenere scuola e università, migliorare l’accesso ai servizi sanitari, creare opportunità di lavoro, soprattutto per giovani e donne. L’Unione Europea ha imposto una scadenza precisa che vede l’utilizzazione dei fondi entro il 2026.
Ogni semestre, al raggiungimento dei previsti “target”, è possibile ricevere da parte dell’UE le successive tranche di finanziamenti. Alcuni interventi, come i progetti per la digitalizzazione dei servizi pubblici e gli investimenti nelle energie rinnovabili, procedono spediti, mentre altri incontrano delle difficoltà dovute ad esempio a ritardi burocratici, all’aumento dei costi dei materiali o alla carenza di personale tecnico negli enti locali, che sono i principali attuatori dei progetti.
Nonostante tutto, l’Italia rimane comunque tra i Paesi europei con il numero più elevato di progetti attivi e con una quota significativa di fondi già erogati. È un’opportunità unica: avere a disposizione risorse mai viste prima, utilizzandole in modo efficiente e veloce, dotando l’Italia infrastrutture moderne e servizi migliori.
Il beneficio è dunque del “Sistema Paese”: direttamente per le Pubbliche Amministrazioni e le imprese ma con il fine ultimo di incidere profondamente sul miglioramento della vita quotidiana dei cittadini in termini di qualità ed opportunità.
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