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La strage dimenticata dei bambini di via Trieste. Un dovere ricordarli

CIVITAVECCHIA – Maria Filoteo nata a Civitavecchia di anni 5, Assunta Filoteo nata ad Apuania (Carrara) di anni 3, Elena Filoteo nata a Civitavecchia di mesi 3 e la loro madre Elvira Cairo nata a Napoli di anni 30; Anna Verrecchia di anni 14, Giovanna Verrecchia di anni 11, Sabina Verrecchia di anni 9, Libero Verrecchia di anni 5 tutti nati a Gaeta e la loro madre Clara Tovi nata a Napoli di anni 39.

Il Registro degli atti di morte per l’anno 1947 dell’Ufficio di Stato civile del Comune di Civitavecchia in cui è annotato come causa della loro morte “a seguito di crollo dell’abitazione” è l’unico documento che ancora preserva la loro memoria nella nostra città. Non ci sono tombe per loro: i Filoteo nel 1954 sono stati trasferiti a Napoli mentre i Verrecchia riposano nell’Ossario dei caduti dei bombardamenti 1943/1944.

La loro tragedia è stata rimossa dalla memoria popolare della città. Rimane custodita nelle pagine dei giornali dell’epoca come il “Corriere d’Informazione” che il 28 gennaio 1947 titola “Due donne sei bimbi sepolti in un crollo a Civitavecchia”. Luogo della strage è via Trieste, al terzo piano di un fabbricato, lesionato dalle bombe dei bombardamenti alleati del 1943/44, abita la famiglia del pescatore Michele Verrecchia formata dalla moglie in stato di avanzata gravidanza e da quattro figli. Da giorni piove ininterrottamente, forse è la causa che scatena il luttuoso sinistro. Sono le 19 della sera, quando Clara riceve la visita di Elena accompagnata dai suoi tre bambini “ma proprio mentre la porta si apriva per lasciare entrare i parenti, avveniva il tragico crollo che travolgeva fra le macerie le due donne e i sei piccini”.

Solo dopo due ore “di ininterrotto lavoro” è estratto “il cadaverino di una bambina di due anni”, forse Assunta Filoteo. Purtroppo dopo quattordici ore di lavoro intensissimo i cadaveri estratti dalle macerie di via Trieste sono nove mentre i feriti sono sei. “Per tutta la notte due ombre si sono viste aggirarsi fra le macerie e scavare al debole lume delle lampade acetilene e delle torce. Erano i padri dei ragazzi e dei bimbi travolti dal crollo; erano i mariti delle due donne pure sepolte sotto il cumolo di pietre”.

Gennaro Filoteo e Michele Verrecchia, entrambi pescatori napoletani, erano i padri e mariti.

Il giorno dopo 300 persone che abitano in case malsicure o pericolanti si recano in corteo al Comune per rivendicare il permesso di entrare in case costruite dopo la guerra o ancora non finite. Le spese dei funerali sono sostenute dal Comune. La Camera del Lavoro indice un breve sciopero.

Il prossimo anno saranno ottanta anni dalla morte di queste nove persone vittime della miseria. Sarebbe giusto e bello che una targa commemorativa fosse collocata nel “Luogo della Memoria” in via Trieste per ricordare anche le donne e i bambini morti in quella atroce e ingiusta disgrazia. Un gesto di accoglienza da parte della nostra Comunità verso le nove vittime e di rispetto verso la memoria di quei tanti concittadini che in quegli anni soffrirono per le distruzioni della guerra.

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